Olinto Pincelli iniziatore dell’alpinismo reggiano
La scuola Bismantova è dedicata a Olinto Pincelli per onorare l’alpinista reggiano apritore di vie molto ripetute della Pietra di Bismantova. Pochi conoscono però chi era Olinto, il suo spirito e il sapore delle sue imprese.
Molti anni fa, quando ho iniziato ad arrampicare, Pincelli aveva appena appeso le scarpe al chiodo ma il ricordo delle sue gesta era ancora vivo tra tutti gli alpinisti reggiani, che lo consideravano l’iniziatore dell’alpinismo a Reggio Emilia.
Non mi sono mai legato con lui in cordata, ma ho avuto la fortuna di conoscerlo in occasione di alcune serate al Rifugio Battisti. Era un narratore capace di incantare chiunque lo ascoltasse con tanti aneddoti sulla sua vita avventurosa. Uno di questi mi ha sempre colpito ed è rimasto impresso nella mia mente a testimonianza di come fosse eroico l’alpinismo in quei tempi.
Durante gli anni della seconda guerra mondiale, Pincelli era operaio presso le Officine Reggiane. In un fine settimana Pincelli e il suo compagno decidono di andare in Apuane, al Pizzo d’Uccello, per fare la prima ripetizione della via di Nino Oppio, lo stesso che aveva aperto la via in Pietra. Partono in bicicletta con la loro attrezzatura da roccia nello zaino, senza alcun cambio con sé. Svalicano il Cerreto (la strada non era asfaltata ma ghiaiata) e arrivano al rifugio per affrontare il giorno dopo la salita. Ma in tempo di guerra per mangiare ci vuole la tessera annonaria e i due reggiani scoprono che la loro tessera non vale al di fuori della regione Emilia: il gestore si rifiuta di dare loro qualsiasi bene di conforto.
Senza mangiare, ritengono troppo azzardato tentare la salita e decidono di ritornare a Reggio. La fatica e la stanchezza cominciano a farsi sentire sulla salita prima del Cerreto. Nonostante le loro richieste nessuno è disposto a vendere loro qualcosa da mangiare finché un contadino, mosso a pietà, gli regala un pomodoro, una patata e un pezzo di pane. Pincelli, nel suo racconto davanti al fuoco della stufa del Battisti, ringraziava sempre quell’anonimo contadino che gli aveva permesso di tornare a casa.
Se penso alla facilità con cui adesso è facile viaggiare praticamente in tutto il mondo, cresce l’ammirazione per questi pionieri e credo che, se Pincelli avesse avuto i mezzi per andare sulle Alpi, sarebbe stato uno dei più forti.
Gian Paolo Montermini